domenica 11 novembre 2012

Scacchiera pedagogica

Uno dei compiti più complessi, a mio parere, di un coordinatore di assistenze domiciliari per minori è l'organizzazione degli orari e l'accoppiamento educatore-utente.
Il primo aspetto è complesso perché questo tipo di intervento normalmemte si svolge al pomeriggio (dopo gli impegni scolastici e prima di cena). Un pomeriggio però è composto al massimo da 5 ore! E non bisogna dimenticare il tempo di spostamemto da un intervento all'altro.
Ma la parte più delicata è proprio la scelta della tipologia di educatore da proporre a seconda della richiesta da parte del servizio e dalla peculiarità del'utente: uomini o donne, giovani o strutturati, con formazione specifica su un disturbo o polivalenti... Cercando di rispondere ai bisogni del servizio inviante ma effettuando un'analiso oggettiva di come noi vediamo questo tipo di intervento.
Proprio perché è peculiarità dell'educatore e del pedagogista progettare l'intervento educativo.
Qualche giorno fa mi sono trovato imbrigliato con un ispettore del lavoro: dovevo riuscire a spiegare perché il ricollocamento di un educatore da un progetto all'altro non è affare semplice.
Ma l'ispettore non parlava il mio linguaggio e di conseguenza faticava a comprendere.
"Immagini una giovane educatrice specializzata nel lavoro con bambini 0-3 anni. Ecco ora mi dica se io posso ricollocarla in un progetto con padri ex-tossicodipendenti o ex-carcerati e posso mandarla a lavorare presso il loro domicilio. Non è come spostarsi dal reparto latticini al reparto macelleria!"
La scelta dell'educatore deve quindi tenere conto delle caratteristiche dell'intervento, della disponibilità oraria dell'operatore, del beneplacito dei servizi, dei bisogni dell'utente... E tutto va "ricollocato" nell'ottica contrattuale!
Non è un aspetto semplice da considerare, perché ne va dell'efficacia dell'intervento, della sanità mentale dell'operatore e del positivo riscontro da parte dei clienti (che dovranno/non dovranno proporti altre interventi educativi).
Ecco perché un buon coordinatore dovrebbe almeno sapere come funziona il gioco degli scacchi.
Meglio ancora saperci giocare quantomeno discretamente.