domenica 9 dicembre 2012

Il gioco del cieco

- Facciamo il gioco del cieco? -
- Cioè? -
- Ti prendo sottobraccio e chiudo gli occhi poi tu mi porti in giro per il parco. Però non farmi sbattere da nessuna parte... -
- Ok. Però tieni gli occhi ben chiusi e non imbrogliare -
 

Un anno fa cominciava questo intervento educativo. E dopo esattamente dodici mesi si svolge questo dialogo. Proposto dal ragazzo all'educatore.
Potrebbe sembrare un gioco sciocco, ma per me non lo è.
Il cieco si deve fidare del suo accompagnatore... Il "buio" di un mondo colmo di pericoli che non puoi vedere può far paura se chi ti sta a fianco non è degno della tua fiducia.
Una bella metafora questo gioco.
Finalmente si è fidato di me, ed ha trovato il modo di dimostrarmelo senza dirmelo.
Come sono arrivato a questo punto?
Con costanza, pazienza (tanta!), coerenza e qualche arrabbiatura di troppo digerita in solitudine.
La strada è stata in salita e faticosa, ma ha portato ad un primo buon risultato: un buon punto di partenza.
Perché adesso non ho davanti una discesa, ma una nuova salita. Da affrontare però con un bagaglio in più, una consapevolezza che alleggerisce la fatica ma che carica di responsabilità.
La fiducia conquistata va mantenuta, giorno dopo giorno.
 
Il lavoro educativo - quello sul campo, di coloro che "si sporcano le mani" - è fatto così: di (apparentemente) piccoli risultati che si raggiungono (forse, prima o poi) con fatica.
All'università questo non viene insegnato: impari a stabilire obiettivi, ad ipotizzare strategie per raggiungerli, a valutarli... ma nessuno ti insegna l'esercizio della pazienza nell'attesa, l'importanza della costanza per il raggiungimento di una meta, la gestione della frustrazione e della rabbia se i risultati non giungono quando vorresti.
Queste cose si imparano con l'esperienza, sulla propria pelle.
Ma la gestione della frustrazione e della rabbia sono complesse e soprattutto sono difficili da affrontare se si è da soli.
Perché rabbia e frustrazione possono rendere ciechi.
E allora dove troviamo il nostro accompagnatore?