lunedì 7 ottobre 2013

Quanto pungono gli aculei di un porcospino?

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.
Parerga e paralipomena – Arthur Schopenhauer


Ho sentito la storia dei porcospini questa mattina in una terza media. 
Avevo di fronte a me un gruppo di ragazzetti di 13 anni e ho provato a figurarmeli come un'accozzaglia di istrici infreddoliti, cercando di immaginare quali sarebbero state le loro reazioni. Chi sarebbe morto congelato? Chi invece avrebbe sopportato le ferite provocate dalla vicinanza dei suoi simili pur di sopravvivere? 
Ma anche oltre: chi avrebbe borbottato? chi si sarebbe immolato silenziosamente? chi avrebbe tentato di mantenere la pace nel gruppo? chi avrebbe fomentato la rivolta?

Stavo osservando un piccolo microcosmo sociale, una metafora di quello che accade quotidianamente nelle relazioni umane, e attraverso un lavoro di immaginazione ho provato a traslarlo nella mia quotidianità personale e professionale.
Ogni essere umano è un animale sociale, non può fare a meno di avvicinarsi ai suoi simili. Ma la vicinanza porta inevitabilmente a ferite, piccole o grandi lacerazioni che alcune volte passano, altre lasciano un segno indelebile che ci fa ricordare quanto accaduto. 
Come un monito. O una promessa.

Ed è così anche la relazione educativa: un avvicinarsi/allontanarsi costante, fatto di bisogni e di paure, di tentativi ed errori. Alla ricerca di un equilibrio relazionale che ci permetta di soddisfare i nostri bisogni ma, al contempo, di evitarci dolori insopportabili. Di trovare una "moderata distanza reciproca" che rappresenti per noi il meglio.
Per noi. Per ognuno di noi.
Perché ogni relazione (educativa o non) deve essere commisurata ai soggetti che la stanno co-costruendo, nel rispetto delle reciproche posizioni. E dei reciproci bisogni. 
Un incontro di aculei appena appena spuntati per evitare di recidere troppo la pelle del nostro vicino.

Probabilmente è proprio questo il bello dell'umanità: la ricerca di una “formula perfetta” che non esiste, ma che è bello pensare si possa un giorno trovare.

Sarà proprio da questa caccia della felicità che nascono le energie che governano il mondo? Da questo continuo avvicinarsi e allontanarsi che produce un'infinita energia?

Non lo so. 
Ma oggi - nonostante le fatiche che l'umanità mi ha buttato sulle spalle e complice l'autunno che sta inesorabilmente arrivando - gira così: mi sento un porcospino alla ricerca del giusto equilibrio tra bisogno di calore e timore delle ferite.
Sto producendo energia?