mercoledì 17 luglio 2013

trecentosessantacinquesimo giorno


Oggi è il trecentosessantacinquesimo giorno di vita di questo blog. 
Del mio blog.
Ho cominciato un anno fa scrivendo il mio primo post inconsapevole di quello a cui sarei andato incontro.

Avevo voglia di raccontare, sentivo il bisogno di condividere pensieri ed esperienze, speravo che il processo di scrittura mi avrebbe aiutato nel mio percorso di ricerca di nuovi significati.
Ma mai avrei immaginato di vivere un'esperienza come questa e con le evoluzioni che sono inaspettatamente arrivate.
Ho pubblicato 132 post, ho ricevuto 250 commenti, ho avuto 44371 clic tra visualizzazioni e condivisioni.

Ma non sono solo i numeri gli aspetti significativi di questa esperienza.

Perché in primo luogo - attraverso questo blog - mi sono esposto. Sono uscito dal comodo nido pedagogico in cui mi ero accoccolato e mi sono sperimentato nel mondo dei grandi.
Già. 
Perché un anno fa ero un "bravo educatore" (così definito non da me, ovviamente) che nel suo lavoro ci metteva anima e corpo ma che - in fondo in fondo - navigava nelle sicure acque del conosciuto.
Scrivere e pubblicare in rete ha significato, in primo luogo, confrontarsi con la paura di non essere letto.
Credo sia proprio questo il primo scoglio da superare quando si vuole scrivere, per professione o per diletto che sia, evitando di lasciare nel cassetto la propria produzione.
Si scrive perché si spera che gli altri ti leggano. 
Questo è il primo step.
Il secondo è conseguente ma non meno importante.
Scrivere e pubblicare (nel web o altrove) ed essere letti porta inevitabilmente a doversi confrontare con le critiche (positive o negative che siano) da parte di chi ti legge.
Se è piaciuto quello che hai scritto ti leggeranno ancora (e se ti va bene ti faranno anche qualche complimento), se non è piaciuto non ti leggeranno mai più (e se ti va male magari ricevi anche qualche commento che mina la tua autostima, grande o piccola che sia).
Ma la mia esperienza mi ha ricordato che se si scrive ciò che si pensa, l'eventuale critica non è solo alla produzione pubblicata, ma anche [e soprattutto] a colui che l'ha scritta.

Scrivere questo blog - per me - ha significato espormi come persona, come professionista e come possibile scrittore.
Ecco perché a trecentosessantacinque giorni dal primo post è importante per me fare dei bilanci.
Che sono positivi.
Anche se qualcosa poteva andare meglio.
Ciò che mi lascia un po' di amaro in bocca è la frequenza con cui scrivo. 
Un anno fa pubblicavo un post al giorno. Forse erano anche troppi (come qualcuno - che ringrazio - mi ha anche fatto notare!) ma c'era l'enfasi della nuova avventura, il brivido della novità, il continuo controllare le statistiche per comprendere se venivi letto oppure no.
Poi il numero delle pubblicazioni è calato.
Forse un po' troppo ultimamente. 
E questo un po' mi dispiace, sia per me che per coloro che mi leggono.
La vivo un po' come una sorta di "tradimento" nei confronti di chi questo blog lo apprezza, di chi (mi piace pensare) finito di leggere un post aspetta che ne arrivi un altro...
Ma la vita è sempre più complicata e bisogna trovare il tempo per stare dietro a tutti e a tutto, senza dimenticare che oltre agli impegni lavorativi e alle gratificazioni personali ci sono anche delle parti umane e familiari che non devono sentirsi private di qualcosa a causa dell'ego personale.

In più questa avventura mi ha dato il coraggio per aprire un sacco di altre porte, sempre connesse alla scrittura, che meritano di essere attraversate.
Perché questo blog - e il mondo del virtuale in generale, tra social network e quant'altro - mi ha anche offerto l'opportunità di uscire dal comodo nido pedagogico ed entrare nel mondo dei grandi, come scrivevo poco sopra.
E questo significa aver avuto la possibilità di conoscere e incontrare (virtualmente e non) altre persone, altri educatori, altri pedagogisti, altri professionisti, altri genitori con i quali confrontarsi e continuare a crescere.
D'altra parte era proprio questo l'obiettivo dei miei Labirinti Pedagogici: creare un luogo dove Educazione e Pedagogia potessero trovare nuove strade.

Bastava avere un centimetro di coraggio sopra la paura.