giovedì 25 luglio 2013

Autonomia allo specchio.

- Papà, posso andare alla roulotte della mia amica? - 
- Si, però torna qui tra mezz'ora che poi andiamo in spiaggia... -
- Va bene. -
Passa mezz'ora e la bimba non si vede.
Trascorrono trentacinque minuti e della cucciola nemmeno l'ombra.
Il papà comincia a girare per il campeggio alla ricerca della sua pargola. 
"Siamo in un luogo chiuso, protetto." Comincia a pensare tra sé e sé. "Non può esserle successo nulla. Solo a sette anni non ha la cognizione del tempo... o si sarà persa via con la sua amica a giocare..."
Passano altri cinque lunghissimi minuti durante i quali il padre comincia a sudare freddo e ad allungare il passo percorrendo affannosamente tutte le stradine del villaggio-vacanze in cui si trova. Nella sua mente cominciano ad affacciarsi immagini di rapimenti, orchi cattivi, troupe televisive e ricerche con gli elicotteri.
Sta quasi pensando di abdicare alla sua immagine di "padre responsabile" e chiedere alla signorina della reception di chiamare al microfono la sua piccola.
Magari con un tono perentorio che la faccia arrivare più in fretta.
Suda, ma non è più solo il calore di un'afosa giornata estiva.
Poi la bimba emerge da uno dei vialetti, tutta sorridente.
- Andiamo al mare papà? -
La sua naturalezza è quasi sconcertante.
- Certo. - risponde lui, nascondendo l'ansia dietro ad un gran sorriso.


Storie di ordinaria autonomia. 
Racconti di esperienze protette propedeutiche ad un processo di crescita e di apprendimento.
Tradotto: una bimba di sette anni che sgomita per diventare grande e un padre-educatore che le offre la possibilità di sperimentarsi senza correre pericoli. Consapevole che "questo calice deve passare".
Ma a quale costo?
Il processo di autonomia implica una diversificazione delle dipendenze ed è corretto che le esperienze possano essere effettuate in un ambiente protetto, che permetta il distacco senza il rischio correre alcun pericolo e con la possibilità di tornare al porto sicuro degli affetti familiari senza traumi. 
Così che "l'elastico della dipendenza" diventi gradualmente più lungo.

Tutto giusto, tutto corretto.
Ma di chi stiamo parlando?
Chi è il soggetto in questo caso? Chi sta sperimentando il distacco?
Generalmente si guarda a questo processo tenendo il focus sul bambino, sul suo processo di graduale distacco - in nome dell'autonomia - dagli adulti di riferimento.

Ma proviamo a ribaltare la situazione.

Rileggiamo la narrazione dell'esperienza tenendo al centro del nostro pensiero un altro soggetto che sta testando una nuova situazione educativa propedeutica ad un processo di crescita.
Facciamo finta per un attimo che il soggetto sia il padre.
Cambia la situazione? In che cosa?

Sarà che mi ci sono trovato in mezzo... sarà che proprio oggi mi è stato ricordato che in educazione la prassi e la teoria hanno la stessa valenza (e - anzi - sono legate in modo indissolubile come due entità che si alimentano reciprocamente)... sarà che sono in vacanza e quindi il tempo delle riflessioni non è inficiato dalla frenesia della quotidianità...

...ma...

Come educatore sono consapevole di quanto la valenza di una sperimentazione di autonomia come quella descritta sia fondamentale nel processo di crescita di mia figlia.
Come padre ho vissuto momenti di vero terrore quando non avevo il pieno (per come lo intendo io!) controllo della situazione.
La difficoltà è sempre trovare un equilibrio tra il mio ruolo educativo e il mio essere un educatore del terzo tipo.
Però nell'ottica di una "circolarità dell'educazione come un qualcosa che nasce in un modo e nel vortice del quotidiano si trasforma, tornando ad essere altro al punto di origine, donando nuove esperienze e così nuovi punti di partenza" [cit. Il Piccolo Doge in un dialogo pedagogico su Facebook] oggi ho re-imparato che l'autonomia è un processo educativo non lineare, ma circolare. Reciproco, oserei dire!

In questa situazione è stato il padre che ha sperimentato la "diversificazione delle dipendenze" sulla propria pelle. 
Un padre che non riesce ad accorgersi che deve diventare lui stesso autonomo dalla cosa più importante della sua vita forse non sta adempiendo al meglio il suo ruolo.

I nostri figli si staccheranno da noi, a prescindere dalla nostra volontà.
Noi saremo in grado di separarci da loro quanto basta per sopravvivere?
Sapremo diventare autonomi?