domenica 16 febbraio 2014

...di ragazze "Bollate" di bullismo

Il video ha fatto il giro della rete. Tutti lo hanno visto, ne hanno parlato, hanno seguito le retroazioni successive...
Una bulla che pesta un'altra ragazza mentre viene filmata dai suoi amici-coetanei che la incitano, non la fermano, mettono il video in rete. 
Si urla allo scandalo per questo video.
Peccato che già cinque anni fa, sul cellulare di uno dei ragazzini ospiti della comunità in cui lavoravo, di video simili ne ho visti a decine: ragazzi che si picchiavano, ragazze che si menavano, bambini (i fratellini minori) che venivano incitati ad allenarsi in questa sorta di sport. Sempre filmati. Non ancora pubblicati in rete.
Ma già lì, tutti perfettamente identici a quello visto dal mondo del web.
Ragazzi per strada privi di una qualsiasi guida o controllo da parte degli adulti. Che nei video non ci sono mai. Come (spesso) anche nelle vite di quei ragazzi.
Con a disposizione solo la possibilità di fare Peer-Education. Senza valori morali, ma risultato di una strategia di apprendimento. Se i grandi non mi insegnano, imparo da solo.

A Bollate hanno parlato di bullismo. La ragazza bionda è stata catalogata.
Ma a me - che piace sempre guardare le cose da un'angolazione inusuale - quella ragazza non sembra un bulla. Quell'episodio non mi sembra un atto di bullismo.
Nel bullismo ci sono due soggetti coinvolti: il "bullo o istigatore" (sia esso singolo o gruppo) e la "vittima". Il primo perpetra atti violenti (fisici o psicologici) che recano danno al secondo.
Inoltre il bullismo si basa su tre principi: intenzionalità, persistenza nel tempo e asimmetria nella relazione. Vale a dire un'azione intenzionale eseguita al fine di arrecare danno alla vittima, continuata nei confronti di un particolare compagno, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l'azione e chi la subisce. (*)


L'episodio in questione, quindi, sembra essere di un altro tenore. 
Non sembra bullismo perché la vittima non assomiglia ad una vera vittima visto che la cronaca (e i compagni) raccontano quanto fosse stata lei a cominciare; non appare come una vera vittima perché non trovo asimmetria nella relazione. 
E l'aggressore sembra in una posizione di inferiorità, "costretta" all'uso della violenza fisica per rispondere ad un'aggressione (psicologica) subita, per vendicare un torto subito, per "ripulire" la sua immagine di fronte al gruppo, verso il quale (forse) si sente in difetto, in una posizione di inferiorità togliendo anche un'altra discriminante tipica del bullismo che vede l'aggressore come il leader carismatico del gruppo che - anzi - pare più interessato a godersi lo spettacolo piuttosto che ad esserne succube.

L'episodio che abbiamo visto a me pare molto più una scena di violenza. 
Violenza primitiva, primordiale, irrazionale. Una ragazza che non ha altri strumenti per affrontare la situazione che basarsi sulla superiorità fisica. Una violenza diretta, di tipo maschile, basata sulla corporeità piuttosto che indiretta, fondata sulla psiche, più tipicamente femminile. Una violenza che sembra anche abituale, ripetuta, troppo spesso utilizzata come risposta ad una provocazione, ad un'ingiustizia subita.
Una violenza forse ereditata? Frutto di un'educazione distorta?

La domanda che la società si è posta alla vista di quelle scene è stata "Dov'erano gli adulti?"
Già: dov'erano?
La scuola si è subito affrettata a prendere le distanze dall'accaduto; i genitori (o una parte di essi) sembravano dietro l'angolo ad attendere che "giustizia fosse fatta" in una sorta di alleanza al ribasso; la società si è sollevata urlando allo scandalo, indignata che certe cose possano succedere senza rendersi conto che quella ragazza ha lanciato una grande (e inconsapevole) richiesta di aiuto.
La domanda non è "Dov'erano gli adulti?"
La vera domanda è "Dove sono gli adulti? Cosa intendono fare?"

Dall'esperienza si dovrebbe apprendere. E tutti noi adulti dovremmo imparare che il nostro agito educativo deve essere intenzionale e preventivo.
Sappiamo quanto sia inutile chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati?

#educareè