mercoledì 12 dicembre 2012

Ritorno al futuro

Ecco il futuro che avanza: arriva dalla California la rivoluzione esistenziale nel sociale

"In California è stato presentato un referendum che alla vigilia era considerato folle. Impossibile che potesse vincere. Era dato perdente da tutti, definito da Mitt Romney “un paradosso, un vero obbrobrio perché va contro la natura stessa degli umani”. La “proposition 30” chiamava i cittadini californiani a scegliere tra due opzioni: a) aumentare del 14,7% le tasse per chi guadagna da 500 mila a 1 milione di dollari all’anno e del 28,5% per tutti coloro che guadagnano da 1 milione di dollari in su, oppure b) non aumentare le tasse."
 
Indovinate quale risposta ha avuto la percentuale di voti più alta...
 
Che succede in California?
Leggendo l'articolo sembra che i VIP si siano accorti che l'educazione e la formazione siano un processo fondamentale nel nostro mondo.
Ma è davvero così? I VIP californiani lo pensano davvero oppure è una mossa di marketing rispetto alla loro immagine?
E in Italia?
Che succede in Italia?
Per esperienza mi trovo tutti i giorni a dover operare in situazioni di recupero, su situazioni che sono già al limite (spesso oltre il limite) e mai in occasioni di prevenzione.
In questa situazione socio-economica, con i continui tagli al mondo del sociale, Enti Locali e Organizzazioni varie non possono far altro che rappezzare situazioni già compromesse. Solo quando non se ne può fare a meno.
E come si pongono la Pedagogia e l'Educazione in questa situazione?
Ovunque si legge che il mondo del sociale non ha risorse, non ci sono fondi, gli operatori sono sottoposti a continui "stress professionali" perché sottopagati o perché non vengono rispettati i giusti ritmi lavoro-riposo o ancora perché lo stipendio non è commisurato al titolo di studio o all'impegno profuso.
Che risposte arrivano dal mondo politico? Nessuna naturalmente.
Ma che risposte arrivano dal mondo accademico? Da coloro che di pedagogia e di educazione si occupano ogni giorno e ad ogni livello?
La risposta mi sembra chiara: ancora nessuna. O meglio: molto poche. Purtroppo mi sembra non ci sia comunicazione (o ce ne sia troppo poca) tra coloro che - dal basso - si occupano di educazione tutti i giorni e coloro che - dall'alto - dovrebbero gestirla, insegnarla, programmarla, diffonderla. Qual è il problema? Possibile che gli attori americani si preoccupino dell'educazione dei figli dei loro dipendenti e qui da noi non ci si preoccupi di che futuro stiamo preparando per le nostre nuove generazioni?