domenica 13 aprile 2014

Può l'amore soffocare l'educazione?

Intro...

In attesa del bloggin day di maggio targato Snodi Pedagogici che avrà come tema #educazionEamore (trovata tutte le info qui) ecco una breve riflessione di una serata come tante altre (o forse no?)...



È venerdì sera e sto tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro: quasi dodici ore passate in giro tra un servizio per bambini 0-3 anni e diversi interventi educativi domiciliari con bambini e adolescenti.
Sono stanco perché ho sulle spalle un'intera settimana di lavoro ma ho di fianco a me una pizza famiglia da portare a casa e la consapevolezza che mi manca ancora una giornata di lavoro e poi potrò staccare.
Sono pensieroso: mi sto concentrando sul prossimo blogging day che tratterà un binomio interessante. Educazione e Amore. 
La mente corre stanca da un pensiero all'altro: mi viene in mente la definizione di "amore pedagogico" come quel sentimento che deve governare l'agito di un educatore; penso al tema della sessualità e di come le pulsioni, le domande e gli agiti di tanti utenti riempiano le giornate (e gli incubi) di noi professionisti; provo ad immaginare quali tipologie di persone proveranno a scrivere sull'argomento e da quale parte della matassa cercheranno di sbrogliare il bandolo di un tema affascinante ma anche faticoso, impegnativo, a tratti pericoloso.
Ma, ripeto, sono un po' stanco e così come il pilota automatico della mia auto mi porta verso casa (accompagnato dal fantastico profumino che esce dal contenitore appoggiato sul sedile accanto a me) allo stesso modo i pensiero fluiscono incompiuti, aggrovigliati su sé stessi senza un inizio e una fine, rumorosi in un rotolare uno sopra l'altro senza portare a nulla di concreto.
Un flusso di coscienza attorno ad un evento che da mesi mi accompagna e che si è quindi meritato di diritto un angoletto fisso del mio cervello.
Mi fermo ad un semaforo rosso e, in automatico, estraggo lo smartphone per dare una sbirciata ai miei social, quel continuo bipbippare che scandisce le mie giornate.
E lo vedo.
Quello stato su facebook scritto da mia moglie.

"Mamma, a te piace il sorriso di papà? A me sembra un quadro."

Due righe. Una citazione estrapolata da un discorso che, mi immagino, si sarà svolto in auto o durante l'asciugatura dei capelli dopo la doccia. Praticamente due dei tanti momenti in cui veniamo investiti dalle perle di saggezza della nostra bimba.

Un sorriso, quel sorriso, mi si stampa sulla faccia e, travolto da un'ondata d'amore infinito, penso che sto vivendo uno dei momenti più belli della mia vita. Vita che, se finisse in quel momento, avrebbe certamente avuto il suo senso.
Mi guardo nello specchietto retrovisore e mi sento un po' idiota, sia per il sorriso stampato in volto che per il pensiero che davanti a queste frasi un genitore perde certamente la sua lucidità educativa. E un padre-educatore questo lo sa bene.

Mi torna in mente il tema del blogging day e una domanda mi si accende nel cervello.
Può l'amore soffocare l'educazione?
Cioè: provare un amore così intenso verso una figlia può annebbiare la capacità di osservare e gestire le situazioni? Può rendere più complesso prendere delle decisioni in linea con l'obiettivo progettato?
L'amore - in sostanza - aiuta o no il processo educativo? È un motore o un freno?

La relazione, e quindi un qualsivoglia tipo di coinvolgimento emotivo, è di sicuro la condizione fondamentale da cui partire perché l'educazione sia efficace. E da qui, nella professione educativa l'importanza dell'amore pedagogico inteso come "...lo spirito attraverso cui si manifesta la vocazione educativa, quale tensione tutta interiore di interessamento e di cura dell'adulto verso le giovani generazioni [...] si esplica come dato essenzialmente culturale, frutto di competenza e saggezza educativa, di riconoscimento e rispetto dell'altro [...] come essere distinto e diverso..."(1)

Ma nell'educazione naturale? 
In alcuni testi si parla dell'amore genitoriale come di una concretizzazione dell'istinto genitoriale (materno o paterno che sia) che, quindi, non verrebbe governato dalla razionalità. 
E la domanda allora torna: l'amore può soffocare l'educazione?
Quale strumento può evitare questo soffocamento e restituire all'amore la sua funzione di supporto al processo educativo?

Come dire: il sorriso ebete che vedo nel retrovisore della mia auto è il campanello d'allarme che mi ricorda il compito educativo che mi aspetta o il riflesso del rischio che corro se non presto attenzione alla mia parte razionale?


(1) La pedagogia dell'amore. Amare nelle diverse età della vita. Luigi Secco