giovedì 17 luglio 2014

#5buoneragioni

Sta accadendo qualcosa di importante.
Qualcosa che ha a che fare con le comunità per minori. Tema [non ho bisogno di dirlo a chi mi conosce bene] che mi sta molto caro.
Perché in comunità per minori ci ho passato (letteralmente) metà della mia vita.
Sangue (metaforico), sudore (fisico) e lacrime (quelle raccolte). 
Ma tante e tante soddisfazioni.

Ma bando all'emotività di un povero anziano educatore.
Dicevo che sta succedendo qualcosa. 
Alle 12.30 di oggi alla Camera dei Deputati stanno presentando la campagna #5buoneragioni.
Cinque buone ragioni per accogliere i bambini che vanno protetti.


Da dove nasce questa campagna? 
Dai recenti servizi di tante trasmissioni che hanno messo in discussione [eufemismo] il lavoro di queste strutture di accoglienza. 
[Ne ho già parlato qui e (indirettamente) qui.]
Qualcuno ha letto i miei post e - per questo - mi ha coinvolto chiedendomi di sottoscrivere la campagna.
Cosa che ho fatto senza dubbio alcuno.
Perché io conosco il senso ed il valore delle comunità di accoglienza.
Poi mi hanno chiesto di mandare un video: una registrazione in cui racconto perché ho sottoscritto quella campagna. Ma io mi vergogno. So a malapena scrivere, figuriamoci se so anche parlare in pubblico...
Forse lo farò, forse no (anche se qualcuno a me molto vicino continua a dirmi Mandalo!).
Ma intanto ho fatto quel che so fare (forse) meglio.
Scrivere.

Ed è qui che scrivo che non ho bisogno di #5buoneragioni per sostenere che le comunità di accoglienza devono continuare ad esistere.
Mi basta pensare alle centinaia di ragazzi che ho incontrato in quasi vent'anni di lavoro in comunità e mi vengono in mente molto più che #5buoneragioni. 
Potrei fare i nomi, ma non mi basterebbe un post.
E non sarebbe interessante per coloro che leggono, perché le storie hanno senso solo se le conosciamo bene. Se le viviamo o se ci vengono raccontate...
Ecco perché io cerco di narrare ciò che faccio in educazione. 
Non per me. 
Non per i servizi. 
Ma per loro: le storie (e le persone) che quotidianamente incontro e che vivo.
Perché l'educazione è un viaggio che si percorre insieme!

So che ci sono servizi che non funzionano, so che ci sono educatori che non fanno bene il loro lavoro (e non sono né meglio né peggio di quelli che vengono arrestati per pedofilia, maltrattamenti o incuria perché quando si ha a che fare con le persone non si scherza, non si può sbagliare!).
Ma so che ci sono preti che partecipano a festini a base di coca. 
E non vuole dire che tutti i preti sono cocainomani.
So che ci sono cassiere del supermercato che rubato. 
E non vuol dire che tutte le cassiere siano ladre.
So che ci sono dipendenti pubblici che non lavorano. 
E non vuol dire che tutti i dipendenti pubblici siano dei fannulloni.
So che ci sono insegnanti che non hanno a cuore il processo di crescita dei loro studenti. 
E non vuol dire che tutti gli insegnanti siano inetti.
So che ci sono genitori che non riescono/possono/vogliono crescere bene i loro figli.
E non vuol dire che tutti i genitori siano degli incapaci.

Al mondo ci sono un mucchio di luoghi comuni.
Alcuni giusti e alcuni sbagliati.
Poi ci sono un mucchio di storie. 
Chi ha il potere di dire quali siano quelle giuste e quelle sbagliate?

Alcune sono silenziose ad esclusivo appannaggio di chi ha avuto la fortuna di viverle.
Altre le raccontano qui.
E sono interessanti da ascoltare.


(e vi consiglio di prestare particolare attenzione a ciò che dice Francesco...)