giovedì 27 settembre 2012

Carne da macello: la scuola oggi.

Scuola media, prima ora, matematica.
Entro nella classe dove normalmente seguo un ragazzino e trovo la nuova professoressa. Penso: finalmente l'hanno nominata.
La osservo mentre si relaziona con i ragazzi. Non appena gli studenti si concentrano su un esercizio di ripasso che hanno avuto scambio due parole con lei: le hanno telefonato il giorno precedente (alle ore 12) per dirle di presentarsi questa mattina. La richiesta era di arrivare un attimo prima per poterle dare alcune indicazioni, ma lei lamenta che la scuola apre solo alle 7.30 e alle 7.55 deve essere in aula. Quindi il tempo che ha avuto per "capirci qualcosa" è stato troppo poco.
Fortunatamente, aggiunge, la prossima ora sarà buca, così forse riuscirà a raccapezzarsi.
Entra la bidella: per la prossima ora le affibbiano una supplenza. Saltata l'ultima possibilità di uscire dal labirinto di novità che nessuno le ha spiegato.
Classi nuove, studenti sconosciuti, procedure mai spiegate prima... un dedalo da cui risulta difficile districarsi.
L'unica via d'uscita che trova è di rifugiarsi nella materia che insegna, nella spiegazione delle frazioni lasciando perdere la possibilità di capire chi ha davanti, di conoscere i ragazzi a cui deve insegnare, anche solo di imparare i loro nomi. In 55 minuti deve gestire un gruppo di 20 preadolescenti mantenendo la disciplina e ottimizzando i tempi.
Figuriamoci se qualcuno si è degnato di comunicarle che in quella classe c'è un soggetto multiproblematico, che ha un insegnante di sostegno e un educatore dedicati a lui, che va gestito in un certo modo, che influenza l'andamento e gli umori della classe...
Gli educatori sono però abituati a gestire i momenti di crisi: mi preoccupo allora di fornirle le indicazioni che ho, di raccontarle i ragazzi che ha davanti, i loro caratteri, i loro punti di forza, le debolezze. Ed accenno brevemente anche al ragazzino che seguo, riassumendo in pochi minuti il lavoro di un intero anno.
So che la sto investendo di una montagna di informazioni che difficilmente riuscirà ad immagazzinare, ma cerco di essere il più utile possibile perché possa inserirsi almeno in quella classe con delle informazioni che le permettano di annaspare un po' meno nella tempesta del suo lavoro.
Non sarebbe mio compito, ma se nessun altro ci si dedica lo faccio io.
Questa professoressa mi sembra "carne da macello" buttata nella fossa dei leoni senza armi a sua disposizione.
Ecco perché si rifugia nell'unica cosa che ha: la matematica.
Così funziona la scuola: ogni anno le nomine vengono effettuate in ritardo, i professori vengono "buttati" a destra e a manca senza nessun ritegno (e senza nessuna logica, mi viene da aggiungere).
E poi ci si lamenta (io per primo) che la scuola abdica al suo ruolo di agenzia educativa, che la pedagogia non viene minimamente considerata, che i contenuti e le discipline sono l'unico interesse dei docenti.
Oggi però ho capito perché i professori pensano solo ad insegnare: è l'unico strumento a disposizione.
Sono carne da macello!