domenica 9 settembre 2012

Fantagenitori (2): la scrivania

Mercoledi comincia la scuola e la mia bambina andrà in prima elementare. Entra nel mondo dell'apprendimento, diventa grande, inizia la sua carriera accademica che durerà (almeno) per i prossimi 10/15 anni.
Come "festeggiare" questo avvenimento?
Mi sono messo in testa di predisporre nella sua cameretta una "postazione studio". Nulla di esaltante, non vi preoccupate, non sono il papà di Pinocchio e non ho grandi abilità manuali.
Semplicemente ho preso un pannello di legno, l'ho sagomato e dipinto e l'ho posizionato. Senza l'aiuto di nessuno (per scelta) e con pochi strumenti a disposizione.
Probabilmente pochi, tra quelli che mi conoscono, erano fiduciosi sulla riuscita di questo progetto, ma ce l'ho fatta.
Perché?
Semplice: sono testardo e quando mi metto in mente una cosa la raggiungo. Se ho un progetto mi ci danno finché non lo realizzo.
Alcuni amici mi prendevano in giro suggerendomi di andare all'Ikea e utilizzare il mio tempo per altro... Possibile, ma volete mettere la soddisfazione?
Probabilmente mia figlia farà i compiti sul tavolo della cucina (come tutti i bambini di questo mondo) per tutte le elementari e forse anche le medie e la mia scrivania sarà relegata ad un ruolo marginale per giocare o disegnare. Ma non importa, è lì: se la vuole utilizzare lo può fare, se non vuole sa che c'è.
Le ho fornito uno strumento e la libertà di scelta sul suo uso.
Ecco che rispunta fuori l'educatore del terzo tipo.
Ieri mi domandavo se diventare genitore avesse fatto variare le mie modalità di educare in ambito professionale, ma oggi comincio a pensare che le due cose non possono essere scisse, è difficile analizzarle singolarmente.
Io sono un educatore e sono un padre. E le due cose non possono essere separate.
Quando faccio il padre non posso rinnegare il mio essere educatore e viceversa. Perché non può essere solo una questione di strumenti, di studio e apprendimento, di esperienza. Bisogna essere in grado di far interagire gli strumenti pratici e le predisposizioni personali in modo pedagogicamente orientato in un progetto, verso un obiettivo chiaro. Non basta avere le caratteristiche "sulla carta" - un titolo di studio adeguato, doti empatiche, capacità osservative e progettuali e quant'altro si ritenga necessario... -, occorre che tutto funzioni in modo sistemico.
Non si può "fare" l'educatore, bisogna "essere" educatore.
E lo stesso vale per il ruolo di padre.