venerdì 7 settembre 2012

Il paradosso delle agenzie educative: la scuola senza educatori

Oggi sono andato in una scuola media per concordare il progetto educativo di un ragazzino che seguo. Finché ho parlato con l'insegnante di sostegno tutto bene: parlavamo la stessa lingua, concordavamo sugli obiettivi, ci confrontavamo sul modalità e strumenti.
Poi abbiamo cominciato a parlare del corpo docenti: è lo stesso insegnante che inizia a raccontarmi dei cambiamenti. Il professore di matematica ha chiesto il trasferimento (per motivi familiari), le docenti di inglese e francese non erano di ruolo e quindi sono state destinate ad una nuova scuola, l'insegnante di tecnologia cambia... Io mi ritrovo spiazzato e mi vien da chiedere: che tipo di insegnanti saranno? Come vivranno nella loro aula la presenza di un ragazzino fortemente disturbato e con mille problematiche relazionali?
Istintivamente lo chiedo al professore di sostegno. E lui mi risponde: "Boh! Vediamo se siamo fortunati".
Vediamo se siamo fortunati??? Scherziamo???
Purtroppo è così nel mondo della scuola: se i docenti hanno una predisposizione naturale e assolutamente personale all'educazione si ragiona e si parla la stessa lingua. Altrimenti ci si trova davanti persone che si preoccupano esclusivamente della trasmissione dei saperi.
Ma - mi vien da dire - non è colpa dei professori. Per insegnare a scuola devi essere un esperto della materia, non un tecnico della pedagogia o dell'educazione.
Per insegnare italiano devi avere una laurea in letteratura italiana, per insegnare inglese devi essere dottore in lingue e letterature straniere, per insegnare tecnologia devi essere un architetto.
E la pedagogia? E gli strumenti e le tecniche per educare e formare?
In nessun plesso scolastico è prevista la figura del pedagogista (al massimo lo psicologo per fare sportello di ascolto, utile ma si tratta di un'altra cosa!).
Peccato che la scuola sia una "agenzia educativa" e in quanto tale dovrebbe educare. Ma con quali strumenti? Con quali professionalita?
Poi ci si lamenta che il nostro sistema scolastico è uno degli ultimi nelle classifiche europee.
Per forza.
E buona fortuna per il nuovo anno scolascito. Ad insegnanti, studenti, educatori... alla pedagogia non auguro buona fortuna.
Perché non è contemplata.