giovedì 20 settembre 2012

La trottola, ovvero una giornata come le altre

Ecco la mia giornata di oggi: dalle 8 alle 11.40 intervento educativo individuale in una scuola con un ragazzino borderline, dalle 12 alle 13.15 équipe con tutela minori e servizio sociale per concordare un inserimento in comunità di una mamma e della sua bimba, dalle 13.30 alle 16.30 intervento domiciliare con il mio ragazzetto discalculico e disortografico, dalle 17 alle 19 altro intervento domiciliare con i due gemellini e la loro mamma con una seria patologia psichiatrica e una disabilità fisica.
Ho guardato la Cappella Sistina su internet durante la lezione di informatica e ascoltato mille descrizioni della propria famiglia in inglese, chiacchierato di immagine e di aggressività di un padre, ragionato sulle modalità migliori per allontanare un minore con meno traumi possibili, studiato il Congresso di Vienna e dipinto un dondolo, giocato a pallone e a nascondino. E intanto ho osservato, rispecchiato atteggiamenti, proposto riflessioni, condiviso il fare, alleviato difficoltà, riso, ascoltato, mi sono arrabbiato...
Il tempo per mangiare? Un lusso.
Già perché nelle pause ci sta giusto il tempo per il traferimento da un luogo all'altro (ovvio: mica tutto è nello stesso paese!), una telefonata veloce alla moglie (un attimo di sanità mentale non si nega a nessuno) e la possibilità di chiudere il cassetto precedente per aprire quello nuovo. Riordinare le idee, rammentare a che punto di processo sono sul caso che sto andando ad affrontare e ricordare qual é l'obiettivo di oggi.
Tante attività diverse, molteplici storie e  problematiche nella stessa giornata: sembra una frammentarietà eccessiva, ma il mio lavoro mi piace così, diversificato. Perché la differenziazione mi aiuta a non ingrigirmi, a mantenere alta la concentrazione e il livello qualitativo dell'intervento, ad impedire che la routine quotidiana mi incancrenisca nel mio essere educatore, a sostenermi nella costante ricerca di nuovi strumenti e riflessioni pedagogiche.
Alcuni colleghi mi dicono che non riuscirebbero mai a passare tra così tante differenze nella stessa giornata, che per loro sarebbe dispersivo e improduttivo, che preferisono restare all'interno dello stesso servizio per più tempo.
Li rispetto per questo (anche io l'ho fatto per tanti anni) ma io mi conosco: ho bisogno di stimoli per mantenere il cervello attivo.
E finito tutto quanto vado a casa, mi faccio raccontare dalla mia piccola cos'ha fatto oggi a scuola, ceniamo e giochiamo un po' insieme o ci godiamo un cartone animato.
Una giornata stressante?
Forse, ma per me è una giornata come le altre.
E domani mattina si ricomincia.