giovedì 23 agosto 2012

Che suono fa il cambiamento?




Fa caldo!
Aspettando che la nuova figura mitologica (Beatrice, la moderna eroina proveniente direttamente dal nord) arrivi a sconfiggere l'attuale nemico (Lucifero, l'infernale antagonista proveniente dal caldo deserto) liberandoci da questa opprimente calura, sono in auto e - spostandomi da un lavoro ad un altro - ascolto la radio.
Arriva una canzone che mi piace molto e - sebbene io l'abbia già ascoltata un milione di volte - oggi vengo colpito in modo particolare da un verso.
La poesia della neve che cade e rumore non fa...
Complice questa pestilenziale temperatura sahariana mi immagino in un bel panorama innevato, fresco, silenzioso.
Si, la neve che cade produce un silenzio innaturale, ovattato, quasi magico. E porta un grande cambiamento: di temperatura, di colori, di paesaggi, di poesia.
Quindi il cambiamento è silenzioso?
La mia perversa mente pedagogica si mette subito a ragionare su questo: sul rumore del cambiamento.
Io, che come educatore sono un agente del cambiamento, che rumore faccio?
Ripenso alla mia professione: spesso parlo, a volte urlo, qualche volta sussurro, raramente canto (e meno male, visto che sono stonato peggio di una campana).
Ma questi sono strumenti del cambiamento, non rappresentano il momento del cambiamento.
Allora mi accorgo che i cambiamenti spesso sono impercettibili, silenziosi e invisibili se non si ha l'occhio allenato.
Aiutare nel cambiamento è un processo lento, fatto di passi avanti e indietro, di scambi e di ricambi.
Ma oggi, solo oggi, mi accorgo che è un processo silenzioso.
Di un silenzio assordante.
E poetico.
Come la neve che cade e rumore non fa.